Vitamina D: vitamina o super ormone?

Vitamina D: vitamina o super ormone?

In Italia l’80% della popolazione è carente di vitamina D e questo può influire sia sull’insorgenza di varie malattie e sulla mortalità.
Infatti la vitamina D ha il ruolo di mantenere in salute il nostro sistema immunitario e di prevenire malattie come il diabete, il cancro, malattie autoimmuni, malattie infettive e cardiovascolari.
In Italia la carenza di vitamina D è molto frequente, interessando la quasi totalità della popolazione anziana che non assume supplementi di vitamina D e il 50% dei giovani durante i mesi invernali. Da studi multicentrici internazionali è emersa una maggiore prevalenza di ipovitaminosi D nei paesi del Sud Europa come l’Italia, la Grecia e la Spagna.

La vitamina D esercita la sua attività endocrina sul rene, sull’intestino tenue e sull’osso, mantenendo l’omeostasi del calcio, ma ha anche numerosi effetti extrascheletrici scoperti a partire dagli anni ’80, grazie alla presenza del suo recettore (VDR) in vari organi e tessuti come pancreas, cute, placenta,cervello e cellule T attivate.

Sembra proprio che la D più che una semplice vitamina sia un vero e proprio super ormone. Infatti la forma ritenuta biologicamente attiva della vitamina D, cioè l’1,25-diidrossicolecalciferolo (1,25 diidrossivitamina D3 o calcitriolo), è un ormone steroideo.

La prima descrizione scientifica di un deficit di vitamina D, cioè di rachitismo, è stata fornita nel 1645 dal dottor Daniel Whistler.

Il livello di vitamina D nel sangue è la conseguenza del suo apporto dietetico e dell’esposizione al sole della cute a livello della quale le radiazioni UVB convertono il 7-deidrocolesterolo a pre-vitamina D3, che alla temperatura corporea isomerizza a vitamina D3 (o colecalciferolo). Ma i raggi ultravioletti devono avere una specifica lunghezza d’onda (UVB tra 290 e 315 nm) e la luce solare è caratterizzata dalla presenza di queste radiazioni solo per un numero limitato di ore, che peraltro varia in relazione alla stagione ed alla latitudine.

La vitamina D anche se deriva in gran parte dall’esposizione alla luce solare può essere assunta anche tramite l’alimentazione. La vitamina D3 è contenuta quasi esclusivamente nei grassi animali, soprattutto nei pesci grassi (ad esempio il salmone) e nei latticini.
L’alimentazione in Italia fornisce in media circa 300 UI/ die, per cui quando l’esposizione solare è virtualmente assente debbono essere garantiti supplementi per 1.200-2.000 UI/die. Diete carenti di vitamina D sono associate ad allergia al latte, all’intolleranza al lattosio, all’ovovegetarianismo e al veganismo.

La principale funzione fisiologica della vitamina D è quella di facilitare l’assorbimento intestinale del calcio, ma ha anche un azione diretta sugli osteoblasti, ed è per questo che una grave carenza di vitamina D determina il rachitismo nei bambini o l’osteomalacia e l’osteoporosi negli adulti a causa di un difetto della mineralizzazione.

Alcuni gruppi di popolazione adulta sono particolarmente a rischio di un inadeguato apporto di vitamina.

Quali sono le popolazioni a maggior rischio di carenza di vitamina D (o in cui la carenza va sospettata)?
• Popolazione anziana (> 65 anni), di ambo i sessi (la carenza
spesso viene sottovalutata nel maschio).
• Soggetti obesi.
• Soggetti con limitata esposizione al sole.
• Soggetti con pelle scura (ad esempio afroamericani).
• Soggetti con malassorbimento dei grassi (ad esempio malattie infiammatorie intestinali, malattia celiaca, alcune epatopatie, bypass
gastrointestinale, ecc.).
• Soggetti con magrezza spiccata e/o disturbi dell’alimentazione (ad esempio anoressia).
• Soggetti con aumentate richieste di vitamina D (gravidanza, allattamento).
• Soggetti in trattamento con farmaci che interferiscono con il metabolismo della vitamina D (anticonvulsivanti, glucocorticoidi a lungo termine, antifungini, farmaci per il trattamento dell’AIDS, farmaci immunosoppressori).
• Soggetti con patologie che aumentano il metabolismo della vitamina D (alcuni linfomi, malattie granulomatose, iperparatiroidismo
primario).
• Soggetti con patologie dermatologiche estese (ad esempio psoriasi, dermatite atopica, vitiligine).
• Soggetti con diminuita sintesi di vitamina D attiva (insufficienza renale cronica, grave insufficienza epatica).
• Soggetti con osteoporosi od osteomalacia note, oppure con frequenti fratture spontanee.
• Soggetti con storia familiare di fratture da fragilità ossea.

Alle nostre latitudini circa l’80% del fabbisogno di vitamina D è garantito dall’irradiazione solare e il restante 20% viene assicurato
dall’alimentazione. Le creme solari con fattore di protezione solare (SPF) di 8 o più sembrano bloccare iraggi UV che producono vitamina D.

15-30 minuti di esposizione al sole tra le ore 10 e le ore 15 almeno due volte alla settimana a livello del viso, delle braccia, delle gambe o della schiena senza protezione solare di solito portano a una sufficiente sintesi di vitamina D.

Dosare la concentrazione sierica di 25-idrossivitamina D attraverso un prelievo ematico, è considerato il miglior modo per valutare le riserve di vitamina D nell’organismo.
Le linee guida italiane ritengono che il limite inferiore di adeguati livelli di 25-idrossivitamina D debba essere pari a 30 ng/ml


L’obiettivo della terapia della carenza di vitamina D, da effettuarsi dopo aver accertato la carenza e tramite prescrizione del medico competente, è quello di ripristinare i depositi di vitamina D in tempi brevi (1-4 settimane).
Ripristinate le riserve tramite una dose di carico, deve seguire una dose di mantenimento, per evitare di ritornare nelle condizioni di insufficienza o carenza se il rischio persiste. La dose giornaliera di colecalciferolo raccomandata per il mantenimento varia in funzione dell’età, dell’esposizione solare, ecc., e sarà stabilita dal medico ad un dosaggio compreso tra 800 e 2.000 UI al giorno (o equivalenti settimanali o mensili).

In caso di un polimorfismo sfavorevole del gene VDR che codifica per il recettore della vitamina D, riscontrabile attraverso il DNA Test, è indicato mantenere i valori ematici di vitamina D a livelli ottimali (50-90 ng/ml). Valori normali di vitamina D, in presenza di un’alterata funzione del recettore geneticamente determinata, potrebbero non essere sufficienti per garantire tutte le importanti funzioni sopraelencate.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti per ricevere i nostri ultimi contenuti via email.

Non ti invieremo spam. Potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento. Powered by ConvertKit

Test Prenatale Non Invasivo

Test Prenatale Non Invasivo

La nuova generazione di Screening Prenatale Non Invasivo su DNA fetale già dalla 10a settimana di gestazione

NUTRITI & PREVIENI – Convegno AMARE 2018

NUTRITI & PREVIENI – Convegno AMARE 2018

DNA TEST: Scopri i segreti nascosti nei tuoi geni

DNA TEST: Scopri i segreti nascosti nei tuoi geni

Prossimamente: Cibo e Benessere a Scuola

Prossimamente: Cibo e Benessere a Scuola

Prevenzione e benessere attraverso la giusta alimentazione e il corretto stile di vita

Sede ambulatorio privato Via Carlo Collodi 32 b Città di Castello (PG) Cell. 3482887300

Categorie