Intestino irritabile? Cosa fare
Intestino irritabile? Cosa fare
La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) è una condizione molto comune e debilitante che colpisce circa 12 milioni di persone in Italia, interessando circa il 20 % della popolazione soprattutto di sesso femminile (8 milioni).
Questa sindrome è caratterizzata da un fastidio o dolore addominale, da un’alterazione della funzione intestinale e da gonfiore o distensione.
La definizione secondo i criteri internazionali di Roma (terza versione del 2008) è la seguente:
“Il Dolore o fastidio addominale (insorto almeno sei mesi prima della diagnosi) deve essere presente per almeno 3 giorni al mese negli ultimi 3 mesi, in associazione a 2 o più dei seguenti criteri:
- Migliora dopo l’evacuazione
- Inizialmente è associato con modificazioni della frequenza delle evacuazioni
- Inizialmente è associato con modificazioni dell’aspetto delle feci
Nella sindrome dell’intestino irritabile, che una volta veniva definita “colite spastica” o “colon irritabile”, oltre al fastidio o dolore addominale, che migliora dopo l’evacuazione, si può avere stipsi, diarrea o un’alternanza fra stipsi e diarrea.
L’andamento è cronico con riacutizzazioni dei sintomi che spesso insorgono in seguito a stress sia di tipo fisico (interventi chirurgici, infezioni virali o batteriche), che di tipo psichico (stress lavorativo, separazioni, lutti).
Altri sintomi sono:
- emicrania,
- ansia,
- depressione, fibromialgia,
- debolezza
- affaticamento,
- cistite,
- problemi sessuali
- mal di schiena.
I crampi o il dolore addominale interessa prevalentemente il lato sinistro irradiandosi poi a tutta la pancia.
Possono complicare il quadro anche l’intolleranza al lattosio e al glutine.
La diagnosi di sindrome del colon irritabile viene fatta dal medico che escluderà patologie con un quadro sovrapponibile avvalendosi di alcuni esami come:
- Ematocrito,
- Calprotectina fecale,
- DNA test per l’intolleranza al lattosio,
- Anticorpi per la celiachia
- Colonscopia
Oltre agli esami è importante la giusta educazione alimentare poiché alcuni alimenti o bevande potrebbero peggiorare il quadro.
In genere viene proposta una dieta a basso contenuto di FODMAP (oligosaccaridi fermentabili, disaccaridi, monosaccaridi e polioli) che limita i carboidrati a catena corta, scarsamente assorbiti nell’intestino tenue e che possono fermentare nel grande intestino.
I FODMAP si trovano nel:
- grano,
- alcuni tipi di frutta e verdura,
- fagioli e legumi,
- dolcificanti artificiali,
- alcuni alimenti preconfezionati.
La dieta che viene proposta in genere è divisa in due fasi. La prima fase consiste in una dieta di eliminazione o di risposo intestinale della durata di 30 giorni in cui vengono inclusi solo alimenti ad alto valore nutrizionale e a minore impatto sulla sintomatologia. Nella seconda fase si reintroducono gradualmente alcuni alimenti permettendo all’intestino di riabituarsi alla digestione.
Pe migliorare l’impatto della dieto-terapia si consigliano anche alcuni integratori come minerali, vitamine, pre e probiotici e sostanze bioattive come la glutammina e la curcumina, utili per la salute dell’ecosistema intestinale rappresentato dal microbioma.
Per la gestione dello stress che impatta molto sui sintomi e la qualità di vita di questi pazienti è consigliata un’attività fisica moderata. L’eccessivo sforzo fisico invece può diventare causa di stress cronico e peggiorare la salute intestinale.
Le attività consigliate sono: Yoga, pilates, meditazione, camminata, musica, pittura, danza.
Bibliografia:
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-David S. Weinberg et al. AGA SECTION American Gastroenterological Association Institute Guideline on the Pharmacological Management of Irritable Bowel Syndrome
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-Shah Sl, Lacy Curr Gastroenterol Rep. 2016 Aug;18(8):41. “Dietary Interventions and Irritable Bowel Syndrome: A Review of the Evidence” doi: 10.1007/s11894-016-0517-x.
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